Global Folklore

Rovers Malaj - Eliel David - Francesco Onda

Dal 12 Maggio al 24 Luglio 2026

Gallerie Riunite è lieta di presentare la nuova mostra “Global Folklore”, un progetto che riunisce le ricerche di Rovers Malaj, Eliel David Martínez Julián e Francesco Onda, a cura di Gabriele Salvaterra. Tre voci della pittura contemporanea, accomunate dagli anni della formazione veneziana, che oggi approdano a Napoli per tessere un dialogo inedito tra due città d’acqua e di storia. La mostra esplora la persistenza del gesto pittorico come atto di resistenza in un’epoca di velocità vertiginosa e assottigliamento dell’identità.

“Rovers Malaj, Eliel David Martínez Julián e Francesco Onda sono tre artisti, principalmente pittorici, uniti da una fede totalizzante nel medium del dipinto, oltre che da un rapporto personale di amicizia che li lega in maniera viscerale, al di là della semplice collaborazione professionale. “Global Folklore” mette in scena un viaggio su binari d’acqua, quelli che uniscono idealmente con fili invisibili approdi e città di mare tra loro lontanissime: Venezia, luogo di formazione degli autori, e Napoli, spazio di esposizione per le loro opere più recenti.

Nella mostra, prende forma un’idea di folclore globale, ossimoro tra due opposti inconciliabile che ben rappresenta il valore delle loro personali ricerche. Non può esistere un radicamento popolare nell’ubiquità del mondo contemporaneo, come non può esistere nella nostra vita liquida, caratterizzata da un assottigliamento epidermico e da una velocità vertiginosa non più gestibile, una possibile autenticità che ci leghi a un nativo radicamento folclorico. Gli artisti provano comunque questo compromesso continuamente produttivo nelle proprie ricerche. Rovers Malaj utilizzando immagini di competizioni assurde, corredati di strani marchingegni steam punk, partendo da ricognizioni d’archivio, dove l’evento singolo e pubblico assume un significato privato ed esistenziale, legato al proprio sentire, così ben esplicitato dal filtro rosa con il quale l’autore definisce la propria peculiare visione.

Eliel David, parte invece dal suo idioma nativo, proiettato in una globalità senza confini e transnazionale, nella quale abita a suo agio, consapevole, come afferma egli stesso, che l’essere umano sia per sua natura migrante e solo artificialmente stanziale. La sua pittura dinamica e le sue azioni, gestite al livello di pratica visiva relazionale, raccontano di questo essere nel mondo in continuo mutamento, tra pueblo e metropoli.

Francesco Onda, similmente ma con un legame più esclusivo con le immagini, riprende scene dai media o dal proprio vissuto personale, fermandole sempre un attimo prima o un attimo dopo… Anche in questo caso viene tematizzato un rapporto originale tra i concetti di particolare e generale, applicando una chirurgica apertura alle scene dove l’evento perde le sue specificità per diventare assoluto”.

(Testo Critico di Gabriele Salvaterra)


Tra acqua e luce

Allegra Hicks

Dal 19 Marzo al 31 Aprile 2026

“TRA ACQUA E LUCE”, una mostra personale di Allegra Hicks. Per questa occasione speciale, l’artista ha invitato lo scultore Tristano di Robilant a dialogare con il suo universo creativo attraverso l’inserimento di alcune opere in vetro di Murano, creando una risonanza visiva tra la fluidità dell’acquerello e la plasticità del vetro.

Ci sono mostre che occupano uno spazio, e altre che lo trasformano in un’esperienza percettiva. L’incontro tra gli acquarelli di Allegra Hicks e i vetri di Tristano di Robilant appartiene a questa seconda categoria: non una semplice giustapposizione, ma un dialogo sottile tra due sensibilità unite da una comune tensione verso la leggerezza, intesa come disciplina dello sguardo.

Nella pratica di Hicks, l’acquarello rinuncia al controllo assoluto. L’acqua dilata il pigmento, lo guida verso esiti inattesi. In questa apparente fragilità si rivela una forza silenziosa: il colore non copre, lascia filtrare la luce, e proprio nella trasparenza prende forma l’immagine. Le composizioni, intime ma rigorose, si costruiscono per sottrazione, in un equilibrio misurato tra pieni e vuoti.

Anche il vetro di di Robilant è materia insieme solida e instabile. Non occupa semplicemente un volume: lo modula attraverso la luce. Le sue opere catturano e rifrangono lo spazio circostante, trasformandolo. La tecnica, raffinata ma mai esibita, diventa strumento per interrogare la trasparenza e i suoi limiti.

Il punto di incontro tra questi due linguaggi è la luce. Negli acquarelli emerge dalla carta; nei vetri si fa corpo, attraversa la materia e la rende vibrante. In entrambi i casi, ciò che vediamo nasce da una relazione tra superficie e ambiente.

La mostra si costruisce come una costellazione di rimandi: acqua e fuoco, fluidità e struttura, accoglienza dell’imprevisto e ricerca della forma. In un tempo dominato dall’eccesso visivo, queste opere scelgono la misura. Non cercano l’effetto, ma invitano a rallentare, offrendo uno spazio di contemplazione dove occhio e mente possono ritrovarsi.